Descrizione

Può una donna con disabilità essere indipendente e avere le stesse possibilità di un uomo? A questo il progetto scientifico RISEWISE (RISE Women with disabilities In Social Engagement) vuol rispondere, cercando soluzioni positive a interrogativi ancora aperti. Si tratta di un progetto dell’Università di Genova della durata quadriennale e che ha preso il via lo scorso 1 settembre 2016, coordinato dalla responsabile scientifica Cinzia Leone.
Risewise è un progetto originale, mai sperimentato prima e finanziato con fondi europei in ambito Horizon 2020 (circa 2 milioni di euro). Si tratta di una sfida alla società contemporanea allo scopo di cambiare le pratiche di inclusione sociale e rendere disponibile anche a donne con disabilità una "vita normale", fatta di lavoro, istruzione e tempo libero. Perché, tra i tanti fattori che rendono difficile l’integrazione, la disabilità, soprattutto femminile, è l’elemento trasversale più radicato e persistente.
Dal momento che gli studi medici, sociali e antropologici sull’handicap in maniera organica sono relativamente recenti, sovente non italiani e molto spesso non fanno distinzione precisa di genere, uno degli scopi fondamentali del progetto è anche quello di sviluppare nuove competenze in grado di migliorare l’integrazione sociale e in generale la vita delle donne con disabilità, secondo una prospettiva di genere che promuova un pieno godimento dei diritti e dell'uguaglianza di ogni persona nel rispetto della differenza.
Purtroppo, infatti, ancora agli inizi degli anni Novanta, il corpo femminile è stato preso in considerazione solo se in condizioni di salute ottimali. Nel 1991, per esempio, la sociologa femminista canadese Sharon Dale Stone scriveva nella monografia "Femminismo e Corpo": Nessuna malattia, nessuna imperfezione potrebbe essere accettata se la donna non può nasconderle o annullarle (...) Nella nostra cultura, le donne imparano che il loro valore risiede nell’attrattiva del loro corpo. Un corpo non attraente, malato, disabile, vecchio deve essere emarginato.
La disabilità inoltre è stata ed è spesso considerata come un problema di salute individuale da risolvere con cure mediche, ma qualora l'intervento medico non abbia successo, devono essere previsti un’alternativa e un approccio diverso per permettere inclusione e occupazione. Secondo infatti il “modello sociale” introdotto da Paul Hunt, fondatore dello studio critico sulla disabilità, i vecchi stereotipi dei portatori di handicap visti come dipendenti, passivi, inferiori e malati, vanno superati, insieme agli standard errati in base ai quali la società decide chi è abile e chi no. I disabili quindi devono diventare protagonisti attivi delle scelte che li riguardano e della vita sociale: Nothing about us without us è un vecchio, ma sempre nuovo motto dei primi movimenti di persone con disabilità. Non è infatti il modello medico quello che deve essere adottato, ma è il valore sociale di ogni persona a dover essere preso in considerazione.
In Italia i disabili sono tra i tre e i quattro milioni (a seconda dei dati Istat o Censis - 2015), rappresentando una percentuale fra il 5% e il 6,7% della popolazione italiana, il numero sulle donne disabili in Italia risale al 2008, quando erano stimate essere circa 1.700.000: cittadine e cittadini che devono e possono essere artefici e titolati a decidere sulla propria vita e il proprio futuro, alla pari di tutti i cittadini e le cittadine.

Partendo da questi presupposti, il progetto scientifico RISEWISE affronta ogni aspetto della disabilità attraverso un approccio olistico interdisciplinare: sociologia, psicologia, informatica, diritto, ingegneria e politica, con riferimento al quadro normativo esistente e al sostegno delle attuali tecnologie assistive, sono gli ambiti coinvolti. L'obiettivo è anche quello di influenzare la politica pubblica verso le donne e le donne con disabilità. Questa proposta di progetto è stata sviluppata con riferimento allo studio sostenuto dal programma comunitario Horizon 2020 (2007-2013), con un chiaro riferimento ai diversi documenti in cui l'Europa ha individuato e specificato ciò che è ancora "da fare per permettere alle donne con disabilità di godere dei loro diritti e libertà fondamentali."

Insieme all’Università di Genova partecipano al progetto le università e le società/ONG coinvolte dall’Italia, e da Spagna, Portogallo, Svezia, Austria e Turchia.
7 università e 7 organizzazioni private:
Partecipanti (U-Università, P-Privato) – Città

1. UNIGE (U) – Università di Genova
2. UNED (U) – Università Statale di Madrid, Madrid, Spagna
3. METU (U) – Università Politecnica di Ankara, Turchia
4. UCM (U) – Università Complutense, Madrid, Spagna
5. UMINHO (U) – Università del Minho, Braga, Portogallo
6. UNIBS (U) – Università di Brescia
7. SU (U) – Università di Stoccolma, Svezia
8. AIAS (P) – Associazione Italiana Assistenza Spastici Bologna
9. AFADIS (P) – Associazione familiari e amici disabili Madrid, Spagna
10. FRATERNA (P) – Associazione persone con disabilità, Guimarães – Braga, Portogallo
11. AAATE (P) – Association for the Advancement of Assistive Technology in Europe, Linz, Austria
12. FUNKA (P) – Società privata per lo sviluppo di assistive technology, Stoccolma, Svezia
13. ENGELLI (P) – Associazione Donne Disabili Ankara, Turchia
14. AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla, Genova (e Italia)

Responsabile scientifico/Coordinatore

LEONE Cinzia (Chimica e Chimica Industriale (DCCI))


Componenti

Cognome Nome Struttura Qualifica Settore
ABBATECOLA Emanuela DISFOR Prof. Associato SPS/09
BENASSO Sebastiano DISFOR Assegnista
CANDITO Cristina DAD Prof. Associato ICAR/17
CASTELLANO Alessandro DAD Personale T/A
DAPINO Sabrina DAD Personale T/A
FANLO CORTES Isabella Dip. Giurisprudenza Prof. Associato IUS/20
FILIPPI Davide DISFOR Dottorando
SCUDIERI Laura DISFOR Ricercatore a tempo det. SPS/12
STAGI Luisa DISFOR Ricercatore a tempo indet. SPS/07
VERCELLI Gianni DIBRIS Prof. Associato ING-INF/05